Ricette ed informazione sul mondo della cucina naturale crudista.

sabato 21 novembre 2009

Cibo cotto, cibo morto.

Cibo cotto, cibo morto.
La cottura distrugge le proprietà curative dei cibi.
di Franco Libero Manco 
http://www.vegetariani-roma.it









La leucocitosi è un fenomeno dovuto all’aumento di globuli bianchi nel sangue: si verifica in modo più evidente dopo ingestione di carne, nella donna in gravidanza, nel neonato, nella persona anziana, dopo stress fisici ecc. ma diventa un fatto patologico a causa di polmoniti, appendiciti, infezioni da germi, intossicazioni ecc.
I globuli bianchi, che possono assorbire anche sostanze chimiche e tossiche, contengono numerosi enzimi che hanno lo scopo di difendere l’organismo fagocitando corpi estranei o microbi penetrati nel sangue.

Quando l’organismo è chiamato a fronteggiare un’infezione, cioè un’improvvisa invasione di microbi patogeni, mobilita rapidamente i macrociti che ingaggiano un’aspra battaglia contro gli invasori: più l’organismo è in pericolo maggiore è il ritmo di produzione per sostituire i microfagi e macrofagi che muoiono in battaglia, innescando in questo modo la leucocitosi.
Esiste una diretta correlazione tra aumento di globuli bianchi e stato di infezione di un organismo, come esiste una diretta correlazione tra ingestione di cibi cotti ed aumento dei globuli bianchi. La cottura dei cibi risulta essere la causa più rilevante all’insorgere di malattie umane.

Che il cibo cotto sia un alimento morto viene dimostrato dal fatto che un seme cotto non germina più, un uovo di gallina fecondato se cotto non darà mai un pulcino, una pianta strappata con l’apparato radicale integro se sottoposta a cottura non riattaccherà mai più.
Con la cottura le
proteine subiscono un brusco decadimento del loro valore biologico, tale decadimento è particolarmente intenso in caso di bollitura; se poi la cottura avviene mediante arrostimento o tostatura le proteine si denaturano e producono sostanze tossiche da piroscissione alcune delle quali notoriamente cancerogene, come il benzopirene. Le carni alla griglia sono causa, ormai accertata, di cancro. La stessa cosa si può dire dei semi sottoposti a torrefazione (caffè, cacao, pane abbrustolito ecc.): si formano dei catrami di piroscissione nei quali sono state individuate almeno una decina di sostanze cancerogene (prof. R. Lautie, Vie et Action). La digeribilità delle proteine diminuisce con la cottura (eccetto per l’albume dell’uovo). Le sostanze proteiche a 60° iniziano a flocculare e poi coagulano del tutto divenendo inattaccabili dai succhi gastrici.
Per quanto riguarda i carboidrati. Il dr. Alberto Donzelli (nella rivista Girasole 1984 n.31) afferma: “Tutte le parti imbrunite cotte al forno contengono sostanze mutageni.
In merito alla digeribilità degli amidi cotti il corpo umano è capace di fare la stessa cosa con i propri enzimi (ptialina ecc.) senza ricorrere alla cottura. Anche gli amidi crudi sono digeribili. Il cavolo crudo richiede 2 ore per essere digerito, se cotto ne richiede 4. La cottura impedisce la digestione salivare e rende gli amidi meno digeribili.
Il calore sui grassi causa ossidazione che porta dapprima alla formazione di perossidi e di idroperossidi e poi di acidi grassi a catena corta. Inoltre la glicerina che si libera è un composto altamente tossico. L’acido linoleico, come il linolenico, preziosi per la sintesi dei fosfolipidi, subiscono con il calore delle modifiche strutturali che li rendono inattivi. Il grasso cotto ritarda l’assorbimento di calcio, magnesio, ferro e rallenta lo sviluppo delle ossa.
Il noto igienista Dr. A. I. Mosseri dice: “Gli alimenti cotti non sono adatti all’alimentazione umana, essendo denaturati, devitaminizzati, demineralizzati”. E il prof. Byron Tyler aggiunge: “Gli alimenti cotti sono alimenti morti. Il cibo cotto è la più grande maledizione umana”.
Il medico di Losanna P. Kouchakoff ha dimostrato, a conclusione di migliaia di esperimenti condotti su molti soggetti e su se stesso, che un alimento cotto provoca la moltiplicazione quasi immediata dei globuli bianchi che, come è noto, servono a difenderci da corpi estranei e dannosi, soprattutto di natura microbica, mentre l’alimento crudo non la provoca mai. Esiste, insomma, nel nostro organismo una sorta di automatismo fisiologico in virtù del quale l’alimento cotto è considerato come un aggressore. Le nostre difese leucocitarie, sollecitate diverse volte al giorno finiscono inevitabilmente coll’indebolirsi e forse in questo risiede la nostra grande vulnerabilità alle infezioni. Il nostro organismo è in grado di utilizzare anche il cibo cotto ma è costretto a trasformare un cibo morto in materia vivente con un dispendio notevole di energie vitali sottraendole all’economia delle nostre difese immunitarie.
Oscar Montanari scrisse un libro in difesa del crudismo dal titolo “Gli alimenti cotti indeboliscono, ammalano, uccidono il corpo umano”. Il dr. Giuseppe Panegrossi, noto clinico all’università La Sapienza di Roma, scrisse anche lui un libro in difesa del crudismo “Il crudismo nei confronti della scienza e della civiltà”.
L’ingegnere francese Andrè Simoneton gravemente ammalato e senza speranza di guarigione, riacquistò la salute con il vegetarismo e si dette a studiare la causa del potere guaritore delle piante. Scoprì che le radiazioni emesse da un organismo sano si aggirano intorno a 6500 Angstrom mentre in condizioni di malattia o di cattiva alimentazione scendono sempre ad di sotto di tale livello.

Simoneton divise gli alimenti in tre categorie:
1) alimenti morti (cibi cotti o conservati, margarina, pasticceria industriale, alcol, liquori, zucchero bianco e grezzo): questi prodotti hanno radiazioni nulle o quasi nulle;
2) alimenti inferiori (carne, salumi, uova non fresche, latte bollito, caffè, tè, cioccolato, marmellate, formaggi, pane bianco: questi hanno radiazioni inferiori a 5000 Angstrom;
3) alimenti superiori: frutta cruda e matura e verdura cruda e fresca: questi cibi hanno radiazioni molto elevate tra 8000 e 10000 Angstrom. Inoltre le radiazioni della frutta e della verdura sono più alte quanto più breve è il tempo trascorso dalla loro raccolta.
Gli alimenti che non si possono mangiare crudi non erano destinati dalla natura a nutrirci.
L’uomo ha iniziato a cuocere il cibo (carne e cereali) per estreme necessità di sopravvivenza cercando di rendere appetibile cibi inadatti alla sua natura di animale fruttariano ma, purtroppo, come affermava Lucrezio “Il cibo cotto è stata la causa dell’indebolimento della razza umana e dell’accorciamento della vita”. Infatti l’alimentazione cruda è la base prima del benessere umano mentre il cibo cotto espone l’uomo a tutte le malattie e ai pericoli della morte precoce.
Quando gli uomini si nutrivano di cibi crudi vivevano più a lungo ed erano più forti e più resistenti alle fatiche. A tal proposito è bene ricordare  che gli atleti greci, spartani e gli eserciti di Cesare si nutrivano quasi esclusivamente di fichi, nocciole, formaggio e gran turco.

Dopo aver mangiato cibo cotto i leucociti (che influenzano la morfologia del sangue) aumentano per mezzora, dopo 90 minuti ritornano nella norma. Mediante cottura ordinaria, bollitura, si verifica un aumento dei globuli bianchi; se i cibi vengono cotti al alte temperature si sviluppa iperleucocitosi. Questo non succede con i cibi crudi: anche se si mangia carne cruda i globuli bianchi non aumentano. Ma un alimento cotto genera leucocitosi anche se assunto freddo.
Vino, aceto e zucchero producono aumento di globuli bianchi.
Esiste un limite (temperatura critica) entro cui può essere portato a cottura un alimento senza che questo sviluppo leucocitosi digestiva. Queste temperature critiche variano da 87 a 97 gradi centigradi a seconda dell’alimento che si cuoce. Si può evitare leucocitosi mangiando prodotto cotto con quello crudo, nella proporzione minima del 10% del primo e con la necessità di masticarli insieme. Mangiare prima l’uno e poi l’altro cibo non impedisce leucocitosi.
La leucocitosi è un’alterazione delle cellule e non un cambiamento dei componenti liquidi, infatti il succo estratto dagli alimenti crudi e poi cotto non determina leucocitosi. Però alcuni batteri che si sviluppano per es. nello yogurt, nel latte cagliato o nei formaggi possono influenzare la reazione leucocitaria.
Gli alimenti che causano leucocitosi digestiva subiscono con la cottura modifiche chimiche a causa della mancanza di ossigeno. Infatti agitando nell’aria per mezzora un cibo cotto riprende le sue proprietà di cibo crudo. Esempio lampante dimostra che per neutralizzare gli effetti dannosi dello zucchero occorre compensarlo con prodotti crudi.
Seccare, salare, affumicare fa perdere al cibo le proprietà nutritive.
Gli
animali nutriti con carne cotta vivono meno a lungo ed hanno minori capacità di riproduzione inoltre tendono a sviluppare maggiori malattie mentre l’alimentazione cruda rende perfino più agevole il parto degli animali. Nei suoi esperimenti con le scimmie McCarrison ha dimostrato che i cibi cotti producono dissenteria: le scimmie perdono l’appetito, contraggono anemia, malattie della pelle, perdono peso corporeo e tutti gli organi vitali cominciano ad atrofizzarsi.
LA COTTURA
- distrugge il corredo vitaminico, specie delle vitamine termolabili: enzimi, ormoni, antiossidanti naturali: elementi che sono alla base delle difese naturali dell’organismo;
- cambia ciò che era organico in inorganico rendendolo inutilizzabile dall’organismo; specialmente le vit. B e C solubili in acqua, si dissolvono alla prima cottura;
- causa grande perdita di minerali solubili, dal 20 al 70%;
- la cottura a vapore produce una perdita dal 22 al 43%;
- produce acido urico che danneggia lo stomaco, intestini, reni, fegato, polmoni, cuore causando artrite, reumatismi, gotta, cancro.
Le verdure bollite e l’acqua gettata perdono quasi tutti i minerali. Maggiore è l’acqua che si usa per cuocere il cibo maggiore è il quantitativo di nutrienti che va perso.
Il cavolo cotto perde il 62% delle proteine, il 72% del suo calcio, il 60 % di fosforo e il 67% di ferro. La perdita di vit. C degli ortaggi è del 45%; nei germogli di soia è del 70%.
Tutti i minerali organici si ossidano quando vengono in contatto con l’ossigeno dell’aria e tornano ad essere inorganici. Non c’è vita nella sostanza inorganica. La sostanza inorganica non è utilizzabile dall’organismo. Un cibo cotto è un cibo ossidato. Quando la carne viene bollita i fosfati organici si trasformano in inorganici.
Con il cibo cotto l’organismo non potendo trarre tutto il nutrimento necessario sente il bisogno di ingerire maggiori quantità di alimenti, con ciò che ne consegue. Se ci si nutrisse di cibi crudi ne basterebbe la metà del quantitativo che ingeriamo da cotto.
Nel latte bollito, il complesso calcio-fosfato utilizzabile per la crescita, viene mutato in una forma che è quasi impossibile assimilare.
Più a lungo vengono cotti i cibi, più alta è la temperatura, maggiore è il danno.
Le parti più cotte di un cibo (per esempio la crosta del pane) hanno meno valore nutritivo di quelle meno cotte (la mollica).
Il processo di cottura è nemico non solo degli organi digestivi ma dell’intero organismo umano.
I cibi cotti e poi conservati per il pasto successivo perdono tutte o quasi tutte le loro proprietà nutritive. I cibi essiccati (tostati inscatolati ecc.) hanno pochissimo o quasi nullo potere protettivo.
La perdita di acido folico è molto alta con la cottura dei cibi: con la cottura a vapore si perde il 10%; con quella a pressione il 20%; con la bollitura il 50%.
Il latte pastorizzato perde le sue proprietà antiscorbutiche. Allo stesso modo gli ortaggi e la frutta se essiccati, conservati o inscatolati: perdono le loro proprietà antiscorbutiche.
Meglio una forte e breve bollitura che una lunga e lenta.
Non è vero che le cose cotte sono più appetitose: sono, eventualmente, i condimenti che le rendono tali, ma le spezie e gli aromi sono spesso tossici.
Molti cibi divengono indigesti a causa del tipo di cottura o perché vengono cucinati con l’aggiunta di altri alimenti tra loro incompatibili (es. legumi e grasso).
I cibi cotti (ritenuti pre-digeriti) non sono un vantaggio in quanto impediscono la giusta attività dei succhi gastrici.
Da ricordare che tra i tanti tristi primati dell’uomo (come quello di essere il solo animale che prende il latte di un altro animale anche dopo lo svezzamento) è quello di cuocere e mischiare i cibi che mangia. Vi sono 700 mila forme di vita animale: nessuna tranne l’uomo mangia cibo cotto. L’uomo è la sola specie ad essere malata, oltre agli animali domestici a cui viene dato cibo cotto.

Silvester Graham (1794-1851) (uno dei più eminenti scienziati che per primo a parlato di cure naturali, di igiene naturale, di nutrizione) dichiara: “Se l’uomo si sostenesse interamente con cibo crudo, la sua accurata masticazione e il lento inghiottire e i suoi pasti semplici servirebbero grandemente ad impedire l’iper-alimentazione e a salvarlo dai nocivi effetti di una delle cause più distruttive della vita civile”.
Giustamente il movimento del cibo crudo si fa risalire a Graham per il quale, come per Russell Thacker Trall (1812-1877), Allcott, Densmore, Page ed altri, la frutta cruda, le noci e gli ortaggi rappresentano la migliore e la più alta materia nutritiva per l’uomo.
Dice Adolph Just nel suo Ritorno alla Natura: “Non c’erano forse uomini e donne belli migliaia e migliaia di anni prima della scoperta del fuoco? Volete forse credere che la natura abbia trascurato la salute dell’uomo fino a che pillole, medicinali e cibi brevettati non l’avessero salvato?”
Il cuoco arrostisce, bolle, cuoce in umido, aggiunge salse, intingoli, sostanze aromatiche e poi mescola e mescola fino a che della sostanza iniziale, totalmente contraffatta, non è più possibile riconoscere il gusto, il colore, l’aroma. Un cibo che non esiste in natura: adatto ad un popolo destinato ad non esistere. Camuffare la morte, il sapore e il truce aspetto della salma di un animale, con i colori e i sapori della vita, questa in sintesi la professione del cuoco. Più uno chef  è rinomato e famoso, più spavalde, arroganti, avventurose e blasfeme saranno le sue proposte e le sue modificazioni, le sue macchinazioni infernali sul cibo, elaborate in costante contraddizione con le esigenze salutistiche di chi dovrà consumare le sue taroccate opere d’arte culinaria.  Caratteristica peculiare e imprescindibile del cuoco è quella di tenere in totale dispregio le esigenze digestive-assimilative del suo cliente.

RIASSUMENDO:
- il cibo crudo richiede masticazione: esercizio essenziale per i denti;
- la necessaria masticazione assicura un’insalivazione appropriata;
- il cibo crudo preserva i denti e lo stomaco dai danni del cibo cotto;
- i cibi crudi posseggono le giuste proporzioni tra sostanze nutritive e quelle di scarto;
- i cibi crudi tendono ad impedire dannose combinazioni di alimenti;
- i cibi crudi posseggono vitamine, enzimi, sali, acidi, carboidrati, proteine, e grassi in forma organica, cioè altamente assimilabili;
- la necessità di masticare ci consente di assaporare pienamente il sapore del cibo, questo assicura l’appropriato adattamento ad esso dei succhi gastrici;
- i cibi crudi non possono essere facilmente adulterati così come oggi avviene per i cibi inscatolati;
- il cibo crudo non fermenta rapidamente;
- la dieta cruda fa risparmiare energie, tempo e lavoro.

venerdì 23 ottobre 2009

Germogli di cavolo rosso in salsa dolce china.



Un delizioso piatto biologico crudista nato per caso in cucina tra le mie fantasie...

Le vellutate note della Patata dolce si sposano con il gusto piccantino dei bellissimi germogli di China Rose creando una salsa morbida dai piacevolissimi contrasti aromatici.
I germogli di cavolo rosso donano colore al piatto ed un delicato gusto fresco alla preparazione.

é un piatto a base di alimenti altamente nutritivi e benefici, ricco di vitamine, minerali e complessi vegetali curativi biodisponibili e non alterati dal calore.
Basti pensare alle proprietà antitumorali del cavolo rosso ed al ricco complesso vitaminico (A, B1, B2, C e PP) dei germogli di china rose. 


Vediamo gli ingredienti per 1 persona di questo semplice piatto:
  • Un quarto di Patata dolce
  • Una ciotola di germogli di China rose
  • Una ciotola di germogli di cavolo rosso
  • Un filo di olio extravergine di oliva
  • Un pizzico di sale marino integrale fino
  •  Origano e pepe nero
Preparazione: 

Lavare accuratamente i germogli di cavolo rosso e china rose in un colino con abbondante acqua fresca. Scolarli bene e metterli da parte.

Tagliare a tocchettini e pelare un quarto di patata dolce. Metterlo nel frullatore assieme ai germogli di china rose, un filo di extravergine di oliva , un pizzico di sale marino integrale , pepe nero ed origano.
Frullare sino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo, nel caso il frullatore non riesca a frullare bene aggiungere pure un goccio d'acqua per farlo partire.

Sistemare i germogli di cavolo rosso in un piatto e colare la crema frullata precedentemente creando un bel contrasto.


NB: La patata dolce non fa parte della famiglia delle patate comuni ( solanacee) quindi si mangia cruda senza problemi ( e che bontà!)!


Buon appetito!

venerdì 4 settembre 2009

Patè di Pomodoro e alga Kombu


Splendido connubio tra i sapori mediterranei e l'oriente, questa fresca salsa dà il meglio di sè preparata e mangiata subito. I suoi semplici ingredienti la rendono molto digeribile ed il suo sapore delicato si sposa con tantissime pietanze diverse.


è una salsa semplicissima da preparare , la sua preparazione prende circa 10 minuti ed il risultato paga il tempo speso, sicuramente !


Vediamone nel dettaglio gli ingredienti per 1 persona:
  • Due pomodori ben maturi
  • Una foglia di alga Kombu
  • Una costa di sedano medio
  • Olio extravergine di Oliva
  • Origano
  • Pepe nero
  • Un pizzico si lecitina di soia
  • Sale marino integrale fino
Preparazione:
 
Per prima cosa lavare l'alga kombu e lasciarla in acqua circa 10 minuti per rinvenire e riprendere l'acqua persa durante l'essiccazione.

Tagliare a pezzettoni i pomodori ed il sedano e metterli dentro il mixer, aggiungere l'origano, un filo di olio extravergine di oliva, un pizzico di sale marino integrale , origano, pepe nero ed infine l'alga kombu  che abbiamo lasciato a rinvenire in acqua per 10 minuti.
Frullare a bassa velocità per ottenere una crema con pezzetti ben visibili e non troppo omogeneizzata. Aggiungere per ultimo un pizzico di lecitina di soia per legare bene la salsa e mixare ancora qualche altro secondo.

Impiattare e decorare come in questo caso con foglie di belga o con altre fantasie.
Buon appetito.


lunedì 27 aprile 2009

Frullato depurativo con argilla













Questo frullato è un concentrato di frutti depurativi e remineralizzanti, aiuta a sciogliere il muco e fornisce al corpo una più che buona quantità di vitamine tra cui spicca sicuramente la C , presente in buone quantità in tutti e 3 i frutti che compongono la preparazione.

Il frullato di arance, kiwi e limone dai tre colori arancione verde e giallo è ricco di flavonoidi, sali minerali , acidi organici come quello citrico e tartarico. Un insieme di sostanze che scatenano e favoriscono processi depurativi di tutto l'organismo, andando a rafforzare le difese immunitarie per mantenere il benessere.

L'argilla aggiunta al frullato è un ottima rimineralizzante e purificante dell'organismo intero, andando a ripulire l'intestino da tossine e muco, svolgendo una forte azione vivificante come possiamo vedere in un precendente post:
http://tuttocrudo.blogspot.com/2008/06/largilla-panacea-naturale.html
Il gusto del frullato copre bene il sapore dell'argilla , per cui va benissimo anche per chi non gradisce il particolare sapore di questa terra curativa.


Un ottima base per una colazione super al mattino! Sfruttando le particolarità della frutta acida al mattino per disintossicare e purificare nelle prime ed importantissime ore della giornata.


Ingredienti:
  • 2 Arance
  • 1 kiwi maturo
  • 1 limone piccolo
  • 1 cucchiaino di argilla verde super ventilata
Preparazione:
Sbucciare le arance , il limone ed il kiwi e fare tutto a pezzettoni, mettere nel frullatore ed aggiungere un cucchiaino raso di argilla verde super ventilata.
Frullare sino ad avere un composto bello liquido.
Aggiungere se gradito del dolcificante naturale a piacere.
(no aspartame, ed altri sintetici)

NOTA: l'argilla non è da utilizzarsi ogni giorno ma solo per brevi periodi di cura e disintossicazione. Nonostante non sia assolutamente pericolosa, ne deve essere usata una piccola quantità solo nel momento di bisogno e nel caso di conoscano le sue proprietà. Particolare attenzione nelle persone con problemi di stitichezza in quanto l'argilla intasa e non è indicata nel caso, anche se quantità così basse sono innocue per la maggiore.
Online e nelle librerie con sezione benessere si possono trovare alcuni libri che trattano con competenza l'argomento "argilla" elencandone modi d'uso e caratteristiche.

domenica 19 aprile 2009

Insalata campagnola con fiorellini selvatici








Un insalata freschissima e colorata, un mix di sapori dolci e selvatici che solo le erbe raccolte a mano sanno dare..

Ottima come contorno in bellavista, si presta bene ad innumerevoli presentazioni .

Troviamo in questo piatto la Malva, il Tarassaco, il finocchietto selvatico e la Carota selvatica.

é un misto di erbe dalle proprietà benefiche e fortemente rimineralizzanti, ricco di vitamine e sostanze depurative pure ed incontaminate regalate dalla crescita spontanea delle piante. ( in questo caso la zona costiera della Sardegna Nord). O

ttima nei trattamenti depurativi, ricostituenti e di mantenimento, preziosa alleata nel caso di degenza a casa ( febbre , influenze ecc).

Una piccola e povera meraviglia da riscoprire :)

Ingredienti:

  • Foglie fresche di Malva
  • Rametti morbidi e radici di Finocchietto selvatico
  • Fiori e steli di Tarassaco
  • Gambi morbidi di Carota selvat ica
  • Un filo d’olio extra vergine di oliva non filtrato
  • Un goccio di aceto di mele
  • Un pizzico di sale marino integrale

Preparazione:

Lavare per bene tutte le erbe raccolte nei campi, tagliare ed eliminare foglie morte e controllare per bene ogni foglia .

Tagliare tutti i gambi e le foglie raccolte a piacimento . Spellare i gambi di carota selvatica e mantenere solo il cuore morbido centrale.

In una insalatiera mescolare tutto ,

aggiungere un filo d’olio extravergine non filtrato, un goccio d’aceto di mele ed un pizzico di sale marino integrale. Mescolare per bene ed aggiungere le decorazioni con i fiorellini rimasti.

Buon appetito!


venerdì 17 aprile 2009

Insalata nutriente con semini, dal sapore deciso..











Una bella insalata mista nutriente, facile da digerire, e perfetta per il caldo estivo!

Molto rinfrescante e rimineralizzante, ricca di acidi grassi essenziali monoinsaturi e polinsaturi ad alto valore biologico. E di tutti gli amminoacidi essenziali dati dai semi di zucca e di girasole crudi, dalla lecitina di soja in granuli e dal lievito alimentare in scaglie.

Molto saporita e croccante al palato, non necessita di oli per essere gustata la meglio.

Ingredienti per 1 persona:
  • 1 Lattuga iceberg freschissima
  • Una manciata di semi di zucca e girasole crudi
  • Una spolverata di scaglie di lievito alimentare
  • Un pizzico di lecitina di soja in granuli
  • Un filo di salsa di soja
  • Sale marino integrale
Preparazione:
Lavare per bene la lattuga iceberg e tagliare grossolanamente a strisce non troppo fini.
In una insalatiera mettere l'insalata appena tagliata e condirla con semi di zucca e girasole, una spolverata di lievito alimentare in scaglie quanto basta, un pizzico di lecitina di soja in granuli ed un bel filo di salsa di soja per insaporire e legare il lievito all'insalata per donare un sapore ricco e gustoso.

Buon appetito!

domenica 22 marzo 2009

Cuori dolci di nocciole e castagne














Queste dolci delizie sono facilissime da preparare e molto nutrienti!
Impiattate come nella presentazione sono ottime come dolcetto di mezzo pomeriggio oppure da presentare in qualche banchetto con amici!

La farina di castagne lega molto bene con la granella di nocciola ed lo sciroppo d'acero regalando una dolce pausa nella giornata!

è un piatto abbastanza calorico, è ricco di acidi grassi essenziali e proteine in quantità date dalla frutta secca, di amidi buoni delle castagne e di zuccheri e minerali dati dai datteri e dalla banana. Tutto rigorosamente crudo!

Ingredienti per 4 cuoricini:
  • 7 Cucchiai di farina di castagne
  • Una banana matura
  • 70gr di granella di nocciole
  • acqua o latte di mandorla q.b.
  • 4 datteri
  • nocciole intere per decorare
Preparazione:
In una ciotola mettere 7 cucchiai di farina di mandorle ed iniziare a lavorarla con dell'acqua o latte di mandorla sino ad avere un composto omogeneo e senza grumi.
Aggiungere successivamente i datteri e la banana sminuzzati e la granella di nocciola ( lasciandone un pò per la decorazione finale ) mescolando per bene sino a che il composto sia stabile e ci si possano fare le formine.
In un piatto mettere la formina preferita e versare il composto con un cucchiaio, livellare per bene e togliere dallo stampo lentamente.
Fatte tutte le formine con il composto rimasto si decora con granella di nocciola e delle nocciole intere come nella foto.


mercoledì 4 marzo 2009

Corolla crudista di germogli con hummus mediterraneo

















Freschissimo piatto primaverile che riprende i fiorellini che stanno sbocciando in questa stagione!

Una corolla di germogli di lenticchie freschissime, con una salsa hummus centrale ed un mix di sapori mediterranei da gustare in leggerezza a pranzo o a cena!

Questo piatto vanta notevoli proprietà depurative e rimineralizzanti date dai due tipi di germogli diversi, la freschezza del pomodoro e il piccantino dei capperi e del pepe nero che danno un pizzico di vitalità all’hummus di germogli.

Ingredienti per 1 persona:

  • Germogli di lenticchie freschissimi
  • germogli di fagioli azuki
  • 2 pomodori maturi
  • 10 capperi
  • olio di oliva extra vergine
  • sale marino integrale
  • pepe nero macinato
  • aceto di mele

Preparazione:

Lavare per bene e sistemare i germogli di lenticchia nel piatto a forma di corolla .Lavare per bene i germogli di azuki e sistemarli in un mixer assieme ad 1 pomodoro maturo , 10 capperi, un pizzico di sale marino integrale , del pepe nero ed un goccino di aceto di mele delicato.Mixare sino a creare un emulsione abbastanza fine di consistenza pastosa.Inserire il preparato dentro la corolla di germogli di lenticchia e decorare con degli spicchi di pomodoro sistemati al lati della salsa.

Buon appetito!

sabato 14 febbraio 2009

Primo crudista di germogli di lenticchie piccanti con paprika e curry















Un bel primo leggero di germogli di lenticchie piccole con una spolverata di paprika e curry ed un filo d'olio piccante al peperoncino. Ottimo gusto piccantino per svegliare il palato e che si abbina molto bene ai germogli di lenticchia freschissimi.
Ottimi sia da soli che accompagnati con craker crudisti ai semi.
Possono essere incorporati a delle verdure scavate come ripieno o anche come contorno di cruditè varie.

Ingredienti per 1 persona:
  • 100gr di germogli di lenticchie freschi
  • Prezzemolo tritato
  • Una spolverata di curry e paprika
  • Un filo d'olio extra vergine al peperoncino
  • Sale marino integrale
Preparazione:

Lavare accuratamente i germogli di lenticchia (precedentemente messi sotto i raggi solari per qualche minuto per ricaricarsi di energia buona) e scolare bene con un colino.
Tritare una fogliolina di prezzemolo fine a parte.
Mettere in una ciotola e condire con alcune spolverate di curry e paprika, olio extra vergine di oliva aromatizzato al peperoncino ed il prezzemolo tritato.
Aggiungere infine un pizzico di sale marino integrale e smuovere i germogli per fargli prendere un condimento omogeneo.
Impiattare e decorare con una foglia di prezzemolo fresco.

Buon appetito!


mercoledì 11 febbraio 2009

Crudo e Cotto. Crudismo scelta della salute.















Crudo e Cotto.
Di Lorenzo Bettanin
http://www.scuolanaturopatia.org/articoli.php?area=4&id=27

Pubblicato su "Medicina naturale" n°94 primavera 2005


Il crudismo è un modo di vita e non ha nulla a che vedere con la new-age e similari, in quanto la storia del crudismo è lunga, ricca di sperimentazione e dati scientifici, ma soprattutto si basa sul vissuto umano; dal punto di vista genetico, la nostra biochimica e fisiologia si sono evolute da una dieta di cibi crudi: tutti i processi di digestione e assorbimento si sono evoluti quando l’uomo primitivo si nutriva di cibi crudi, dalla carne, pesce ai vegetali. L’uomo primitivo sebbene potesse controllare il fuoco, non cucinava gli alimenti (prof. Jordon ), e tutt’ora le popolazioni indigene sulla terra consumano alimenti crudi e per minima parte cotti. Per cercare di comprendere perchè l’uomo ad un certo punto della sua evoluzione sia passato dall’alimentazione crudista alla cottura del cibo, bisognerebbe prendere in considerazione parecchi punti di vista. Uno di questi potrebbe essere la visione anatomo-storico-evolutiva, uno potrebbe far riferimento agli studi paleoantropologici (i forti sconvolgimenti metereologici e geologici, es. le glaciazioni del pleistocene indussero l’uomo a cucinare il cibo per crearsi riserve), altri alla paleobotanica ecc., e tutti questi ci aiuterebbero a capire come l’uomo è arrivato alle “ragioni delle tradizioni”. Tutto ciò richiederebbe una trattazione lunga e complessa e quindi mi soffermerò solo sugli aspetti più evidenti del tema crudismo. Ricordo solamente che in seguito agli sconvolgimenti climatici avvenuti tra 200000 e 120000 anni fa l’uomo ha subito l’adattamento alimentare, in quanto non avendo le caratteristiche anatomofisiologiche del granivoro, nè tantomeno carnivoro ha dovuto ricorrere alla cottura per rendere commestibile il cereale e la carne, in seguito estesa ad altri tipi di alimento. Questa deviazione non è stata dettata da una scelta, ma da uno stato di pura necessità che non offriva alternative. Oggi, non è più la necessità di procacciarsi il cibo, ma le errate abitudini, i pregiudizi dietetici e soprattutto la schiacciante pressione dell’industria alimentare, con i suoi condizionamenti pubblicitari, che portano l’uomo (non più guidato dall’istinto) sempre più lontano dalla strada della corretta alimentazione crudista.
E’ innegabile che cuocere gli alimenti ha permesso all’essere umano di utilizzare cibi che possono essere difficilmente digeribili, oltre all’inattivazione di microrganismi dannosi. I cereali , ad esempio, contengono amidi (carboidrati complessi) che a seguito della parziale demolizione della catena carboidratica, grazie alla temperatura elevata, divengono più velocemente assimilabili, crudi invece richiederebbero un maggior tempo digestivo; il crudista però può ricorrere alla germinazione o alla destrinizzazione in acqua, come dimostrato da Kellog, Langworth e Devel. Possiamo ricordare, inoltre, che della cottura neutralizza l’antitripsina e l’avidina dell’albume dell’uovo; per il resto la cottura è più legata a motivazioni psicologiche, ai profumi, al gusto, alla preparazione del cibo, all’estetica. Gli alimenti cotti si prestano di più a manipolazioni e all’aggiunta di condimenti ricchi o speziati perchè, nel corso della cottura, hanno perso il loro sapore iniziale e sono divenuti insipidi, ma ciò va al di là delle giuste necessità nutrizionali e appartiene al campo di quelle distorsioni del gusto che la civilizzazione ha forzato.
Certo è che la cottura distrugge gran parte delle sostanze enzimatiche (oltre 800), che concorrono ad una buona digestione e ad una corretta assimilazione dei nutrienti; questo accade perché dopo i 50°C gli enzimi (strutture proteiche), che catalizzano le reazioni biochimiche della digestione, vengono distrutti e non possono dunque più aiutare l’organismo nella digestione. Il Dott. Edward Hovell (che molto probabilmente è l’autorità sugli enzimi più competente a livello mondiale) afferma che ogni persona alla nascita ha una dotazione limitata di enzimi; consumando rapidamente la nostra riserva di enzimi, accorciamo la durata della nostra vita, indeboliamo il nostro sistema immunitario e il corpo si ammala facilmente. Il Dott.Howell aggiunge: “L’abitudine di cuocere il cibo e di lavorarlo con additivi chimici, l’uso di alcool, droghe e farmaci e junk food ( cibo di nessun reale o poco valore nutritivo, come patatine, merendine ecc.) consumano una gran quantità di enzimi dalla nostra riserva limitata. Gli enzimi del cibo forniscono molti degli enzimi digestivi che il corpo dovrebbe prelevare dalla sua riserva limitata se si mangiano cibi cotti. Quando si è vissuto per molti anni con cibi cotti, è facile che la riserva di enzimi si sia esaurita. Se ciò avviene il sistema digestivo userà gli enzimi metabolici per assistere la digestione.
Una carenza di enzimi metabolici, che il corpo usa per funzionare, causerà serie malfunzioni di organi, ghiandole, nervi ecc. Quando la carenza di enzimi metabolici diventa grande, il corpo inizia a deteriorarsi. Scaldare cibi oltre i 46°- 49° distrugge tutti gli enzimi (e le vitamine) e forza il corpo a esaurire le sue riserve di enzimi. Questo causa una dilatazione degli organi digestivi, specialmente del pancreas. Cibi e bevande bollenti nuociono agli enzimi nello stomaco. Gli enzimi sono gli ingredienti attivi che curano la malattia, sono il nucleo centrale del sistema immunitario e sono necessari per mantenersi in salute. E’ l’attività enzimatica che fa funzionare il cervello e rende agevole il lavoro meccanico della memoria: è ciò che mantiene in vita il nostro corpo.
Cuocere il cibo porta alla distruzione in alta percentuale delle vitamine contenute nei cibi: ad esempio le vit. A,C,B1, D in quanto termolabili vengono eliminate (vit.C destrutturata a 60°C, gli enzimi già a 50°C); i sali minerali precipitano e divengono meno utilizzabili. E’ innegabile lo svantaggio dovuto a tali modificazioni chimico-fisiche, le quali limitano notevolmente il potere nutritivo dei cibi. Gli alimenti freschi e crudi posseggono un quantitativo di vitalie, quali enzimi, auxoni, fattori del saprofitismo eubiotico ( definizione del prof. Pecchiai), oligoelementi, vitamine e altro, utilissimi ai processi biologici umani, non ultimi i meccanismi di riparazione e difesa dell’organismo indispensabili a contenere lo squilibrio organico e la conseguente malattia. L’organismo riconosce, anche dopo millenni di deviazioni alimentari, gli alimenti vivi (che consentono di mantenere integro il patrimonio di vitalità) da quelli morti. Vedremo successivamente, in modo più approfondito, come la cottura altera i vari nutrienti, rendendo i cibi morti.
Ora invece, per rendersi conto di quanto la cottura possa essere un disagio per l’organismo basta ricordare gli studi venticinquennali di scienziati, quali il dott. Kuschakoff e collaboratori di Losanna, in merito alla “leucocitosi digestiva”, su migliaia di persone e su sè stessi. La leucocitosi postprandiale è quel fenomeno che si evidenzia con un abnorme aumento di leucociti nel plasma (da 5-6 mila per mm3 a 18-20-30mila) dopo un pasto a base di alimenti cotti. Tutto ciò si verifica nell’arco di 30-40 minuti per rientrare dopo circa 2-3 ore. Siccome la funzione principale dei globuli bianchi è la difesa da organismi estranei e patogeni, il verificarsi della leucocitosi digestiva ci aiuta a capire come i cibi cotti siano avvertiti dall’organismo come agenti estranei, simil-tossici, contro i quali l’organismo attiva i consueti meccanismi di difesa. Tale fenomeno assume le caratteristiche simil-leucemiche transitorie e siccome l’abituale nostra alimentazione è prevalentemente cotta, se non stracotta, e si ripete minimo tre volte al giorno, è legittimo ipotizzare che nel tempo ci siano delle conseguenze e alterazioni, come rilevato da Kuschakoff. Il nostro organismo considera innaturale e pericolosa ogni materia vivente sottoposta a radicale trasformazione molecolare, anche quella che avviene con la cottura, in quanto le sostanze cotte subiscono trasformazioni chimiche irreversibili.
Interessante è notare che tutta questa manifestazione leucocitica non si manifesta quando si assumono cibi crudi, in particolare vegetali freschi, e se assunti prima del pasto cotto riescono a limitare la leucocitosi digestiva (proviamo a rifletterci un pò!). Anche il medico italiano Lusignani, dell’Università di Parma, si era occupato dei meccanismi fisiologici che innescano o sospendono la leucocitosi digestiva, dimostrando che queste variazioni leucocitarie sono dovute a meccanismi nervosi centrali e periferici che, regolando il calibro vasale, determinano, attraverso vasocostrizione o vasodilatazione, l’aumento o la diminuizione dei leucociti. Il nostro organismo reagisce con un rilassamento delle pareti vasali ( e una conseguente diminuzione di globuli bianchi o leucopenia) all’introduzione di cibo crudo, non considerato dannoso dall’intelligenza dell’organismo. L’uomo, quindi, sebbene faccia cuocere i propri cibi da alcune decine di migliaia di anni (ma per milioni di anni è stato crudista) non ha sviluppato alcun adattamento anatomofisiologico al cibo cotto; infatti gli alimenti cotti continuano ad essere rifiutati dall’organismo mediante l’azione di rigetto della leucocitosi postprandiale. L’uomo è l’unico animale che sottoponga a cottura i propri cibi, depauperando così il suo capitale energetico (la leucocitosi richiede un elevato dispendio di vitalità) e obbligando il corpo ad un doppio sforzo per trasformare in materia vivente ciò che lui stesso ha distrutto attraverso l’elevata temperatura. Contravvenendo agli istinti alimentari biologicamente connaturati, l’uomo ha dato così inizio a stati di degradazione e degenerazione fisica e psichica, i cui effetti sono, oggi più che mai, evidenti.
Anche le ricerche condotte da ricercatori quali Pottener, Mac Carrison, Stinner, su vari gruppi di animali (ratti, cani, gatti, scimmie) nutriti da alcuni mesi ad un anno, solo con cibi crudi o solo con cibi cotti, hanno evidenziato che quelli alimentati con cibo cotto mostravano chiari segni di decadimento fisico progressivo con molte manifestazioni patologiche (gengiviti, anemie, carie, tumefazioni tumorali, ulcere, alterazioni cardiache, polmonari e renali). L’evidenza peggiore è che tali degenerazioni si sono tramandate anche alle generazioni successive. Tutto ciò non si è manifestato con gli animali nutriti con crudità. Il ritorno da parte delle cavie malate ad una alimentazione crudivora ha evidenziato anche una progressiva diminuizione dei disturbi manifestati, ma sono occorse quattro generazioni perchè gli animali riacquistassero la salute originaria. Qualcuno potrebbe obiettare che gli animali hanno un biochimismo diverso dagli essere umani, ma i dati invitano la “ragione” ad usare prudenza nell’abbondare con i cibi cotti. Se poi ricordiamo che un pasto cotto richiede una più lunga e laboriosa digestione, mentre i cibi crudi transitano velocemente lungo l’apparato gastrenterico, allora ancora una volta la “ragione” ci invita a consumare sempre prima i cibi crudi in modo da evitare dannose e inutili fermentazioni anomale e putrefazioni, dovute al lungo sostare degli alimenti cotti nei primi tratti digestivi. Non andrebbe sottovalutato e trascurato nemmeno il vantaggio che gli alimenti crudi hanno in merito alla loro consistenza: i cibi cotti in genere sono molli, pastosi e non richiedono grande impegno masticatorio e ritardano i processi digestivi, perchè più difficilmente scissi dalle secrezioni gastroenteriche, pertanto sfavoriscono gli organi masticatori; il crudo invece, più duro, ha una sua azione massaggiatrice a livello gengivale, molto utile a prevenire carie e parodontopatie.
Vediamo ora come la cottura comporta una privazione di valori nutritivi degli alimenti e anziché facilitare la digestione, come comunemente si crede, la rende ulteriormente difficoltosa. I cibi cotti risultano impropri al nostro sistema digestivo in quanto denaturati, demineralizzati e devitaminizzati.

Le vitamine solubili si disperdono nell’acqua di cottura, come vanno perse in altri modi essendo sostanze estremamente delicate; i cibi cotti, e magari conservati per parecchie ore, perdono nella quasi totalità le vitamine rimanenti. Le conserve che sono cotte e conservate a lungo subiscono la stessa privazione. La cottura in pentola a pressione, così pure le cotture prolungate determinano la distruzione rapida delle vitamine. Anche il tempo di attesa tra cottura e consumo del pasto è fondamentale per l’ulteriore perdita di vitamine: se cuociamo è bene farlo rapidamente e consumare il pasto subito. Il latte bollito, pastorizzato o peggio condensato perde le qualità antiscorbutiche e anche la vitamina B1 viene distrutta: ad es. le scimmie se nutrite, durante la crescita, con latte condensato si ammalano di scorbuto (pur avendo il latte fresco poco ac. ascorbico). I vegetali verdi, ricchi di attività antiscorbutica, perdono la loro efficacia quando sono sottoposte a cottura per distruzione della vitamina C, come dimostrato da Hess ed Hunger,. Il cavolo riscaldato perde in parte la vitamina C e se la cottura si prolunga per un’ora la perde del tutto. La clorofilla, linfa vitale delle piante verdi, subisce la degradazione a feofitina (un atomo di idrogeno al posto dell’atomo di magnesio), di colore bruniccio, assolutamente inutilizzabile dall’organismo. Esempio di perdita di alcune vitamine nel processo di cottura:

vitamine alimenti distruzione
B3
legumidebole
B3
carne
33%
B6
carne
debole
H
carne
72%
H
legumi
debole
inositolo
legumi
59%
inositolo
carne
<>
acido folico
in generale
elevata
PP
carne
33-66%
C
legumi
45%
B1
legumi
35%

La capacità di germinazione da parte di legumi e altri semi è perduta dopo cottura e con essa la vitalità latente nel seme; quelli cotti hanno le stesse proprietà chimiche di quelli in grado di germinare, ma i primi sono semi morti, i secondi sono vivi. Le vitamine morte, destrutturate non possono garantire all’organismo uno stato di salute. Esperimenti condotti dai medici francesi, Weill e Mouriquand, bene evidenziano i danni da cottura; gruppi di piccioni sono stati nutriti in questo modo: un gruppo con mais completo per 240 giorni, un altro con grano integrale, uno con avena integrale, uno con riso integrale e l’ultimo con orzo integrale. Tutti questi volatili si sono mantenuti in un buono stato di salute e hanno manifestato grande attività. Successivamente tutti i chicchi integrali sono stati sottoposti a temperature di 120° C: la conseguenza è stata la morte per paralisi dei piccioni dopo 90 giorni. Con un gruppo si è provata la nutrizione con mais crudo ma macinato e privato della crusca: dopo trenta giorni si sono manifestati sintomi di debolezza seguiti da paralisi e morte prematura. Quindi, oltre alla cottura, anche la raffinazione del cereale determina perdita di fermenti e vitamine contenute nello strato periferico del chicco. Il dott. Mc Carrison ha sperimentato sulle scimmie diete con cibi cotti, evidenziando perdita dell’appetito, diarrea, dissenteria, anemia, perdita di peso, pelle secca, atrofizzazione di organi e scarsissima resistenza alle infezioni. Il prof. Ladd ha studiato l’influenza del cibo cotto sul grado di digeribilità: maiali nutriti a volte con cibi cotti, a volte con cibi crudi, hanno manifestato minore digeribilità in presenza dell’alimento cotto; interessante poi sottolineare come per aumentare un chilo di peso è necessaria una maggiore dose di cibo cotto, mentre ne occorre di meno qualora sia crudo: ciò è dovuto al maggiore valore nutritivo dell’alimento crudo.
Vediamo più in dettaglio come il metodo di cottura influisce negativamente sui nutrienti:
• La cottura fa coagulare i protidi della carne, delle uova, del latte, diminuendo in tal modo il loro valore alimentare e li rende meno digeribili, eccezion fatta per l’albume scaldato leggermente. Il decadimento del valore biologico delle proteine è dovuto alla distruzione parziale (e a volte totale) degli aminoacidi considerati essenziali. La bollitura, in particolare, idrolizza i composti proteici determinandone la dispersione nel mezzo liquido. Se la cottura avviene mediante arrostimento o tostatura, le proteine si denaturano, producendo sostanze tossiche da piroscissione, alcune delle quali notoriamente cancerogene (benzopirene, terilene, benzoantracene ecc.). Cuocere non significa quindi rendere più digeribile l’alimento, perché i composti proteici flocculano già a 60°C e finiscono per coagulare del tutto a temperatura maggiori, risultando inattaccabili dai succhi gastrici. Le proteine delle carni cotte, quindi, sono più povere quanto più lunga e forte è la cottura. Alla luce di ciò la carne si digerisce meglio cruda, i protidi del latte crudo si elaborano più facilmente che non quelli del latte bollito. “Le esperienze di Francis, di Trowbridge e di Stanley hanno dimostrato che nella cottura della carne i fosfati organici diventano inorganici” (R. Berg) e sappiamo che l’organismo non è in grado di assimilare i sali inorganici, solo i vegetali sono in grado di farlo.
• La cottura altera i grassi di qualsiasi tipo che, oltre a diventare meno digeribili, liberano degli acidi grassi non assimilabili e sovente tossici. Ad una ossidazione primaria, mantenendo i grassi all’azione del calore, ne segue una secondaria con formazione di acidi grassi a catena corta, cui sono dovuti aroma ed odore sgradevoli caratteristici e formazione di composti volatili; inoltre per la decomposizione di alcune molecole di glicerolo, si forma acroleina, molto tossica a livello epatico e per tutto il corpo. Tale sostanza inibisce l’azione enzimatica preposta alla digestione delle sostanze grasse, ed è accompagnata dalla liberazione di composti volatili irritanti. Gli acidi linolenico e linoleico, importanti acidi grassi insaturi, si trasformano sotto l’azione dell’innalzamento della temperatura nei loro isomeri, che risultano privi di valore biologico.
• La cottura priva i cibi dei sali minerali solubili. La carne ad esempio perde dal 30 al 70% di sali rendendola ancora più acidificante (sappiamo quanto importante sia l’equilibrio acido-alcalino nell’organismo umano); le stesse patate, immerse semplicemente nell’acqua tiepida, perdono il 38% dei sali minerali e così pure le verdure bollite perdono la quasi totalità dei sali. Secondo le esperienze del prof. Snyder i cavoli, gli spinaci, le carote perdono dal 20al 40% nel corso di una normale cottura (il cavolo perde il 62% di protidi, il 72% di calcio, 60% di fosforo e il 67% di ferro). Tutto ciò ci fa capire perché l’alimento cotto risulta insipido, e quindi necessita di sale e condimenti per renderlo maggiormente appetibile. Chi è abituato a mangiare prevalentemente cotto non è in grado di gustare i cibi crudi e quindi è necessario rieducare il senso del gusto. I sali minerali nella cottura si trasformano da organici a inorganici e dunque inutilizzabili; cuocere significa anche ossidare e disorganizzare le sostanze ossidabili e il cibo ossidato (ceneri) non è utilizzabile e l’organismo cerca, in tutti i modi, di eliminarlo. Solo i vegetali sono in grado di trasformare gli elementi inorganici in organici e quindi assimilabili dall’organismo umano, e se così non fosse l’uomo avrebbe tratto questi elementi, adatti al proprio nutrimento, direttamente dalla terra. Invece mangiamo i vegetali per poter assimilare e utilizzare questi elementi in forma organica, ma l’ossidazione conseguente alla cottura li rende nuovamente inorganici. Le sostanze ossidate (inorganiche) non posseggono vita: ecco il substrato di ogni insegnamento scientifico trofico corretto. Se facciamo riferimento al latte, si è scoperto che i composti di calcio, di magnesio, i carbonati e i fosfati si scompongono in forme insolubili quando il latte viene bollito e pertanto diminuisce il suo valore biologico-alimentare.
• I glucidi cotti risultano meno digeribili e più facili alla fermentazione: divengono meno digeribili in quanto si saturano di acqua, e questo va ad ostacolare la digestione salivare. Si è evidenziato che la cottura in realtà trasforma ben pochi amidi in destrine, mentre questo lavoro è piuttosto compito della ptialina salivare. Possiamo forse affermare che, come riportato da Milo Hastings, il nostro sistema digestivo è stato influenzato da secoli di cibi cotti per cui ha perso o limitato la capacità di digerire i glucidi crudi; gli indigeni del Kiwai ad esempio mangiano il riso crudo e anche gli scozzesi, dai tempi antichi, consumano avena semplicemente macerata in acqua o scottata in acqua bollente.
• La cottura libera sotto forma di gas alcuni elementi: ortaggi, come cavoli, cavolfiori e cipolle, ricchi di zolfo lo perdono con l’ossidazione, così pure il fosforo e il ferro che diventano inutilizzabili. Già a basse temperature si assiste all’ossidazione di iodio e manganese. Lo zolfo contenuto nelle uova si altera producendo gas malsani e maleodoranti nell’intestino e pertanto è meglio cuocerle poco.
• La cottura aumenta la digeribilità: il cavolo crudo è digerito in 2 ore anziché in 4 ore come quello bollito, l’uovo con tuorlo crudo e albume appena rappreso si digerisce in 45 minuti, quello sodo in 3 ore e la frittata in più di tre ore, le carni poco cotte lasciano lo stomaco in 2-3 ore mentre molto cotta in 4-5 ore.

È indispensabile consumare il maggior quantitativo di alimenti crudi e siccome alcuni cibi vanno, o li vogliamo, cotti è necessario adottare la cottura più favorevole alla salvaguardia dei principi nutritivi (ad esempio la cottura rapida ad alta temperatura danneggia meno i cibi rispetto una cottura lenta a bassa temperatura), ma soprattutto fare in modo che i cibi cotti costituiscano la minima parte del pasto, o al massimo siano presenti in un solo pasto quotidiano. Chi gode di eccellente salute può mangiare crudità vegetali in abbondanza ma se il potere digestivo è difettoso, come ad esempio nelle persone eccessivamente magre e nervose con intestino fragile, se ne mangeranno in minime quantità e mano a mano che la salute migliora si aumenterà la quantità in rapporto alla capacità digestiva. Quando c’è poco potere digestivo (e la cottura dei cibi indebolisce, col trascorrere del tempo, tale potere) e una flora batterica intestinale fortemente alterata, difficilmente la cellulosa viene elaborata e la conseguenza può essere irritazione, che si ripercuote sul sistema nervoso, sul sistema muscolare (stitichezza, gas) e sulla mucosa intestinale (colite). In questi casi è utile, in piccole quantità (mezzo bicchiere), il succo di carota preso con costanza; si possono prendere anche altre crudità in forma di succo e contemporaneamente riabituarsi con gradualità al consumo di crudità al naturale, in quantità consona a ciascun individuo. Gli organi digestivi se restano inattivi si indeboliscono e i cibi cotti agevolano questo processo di degradazione, rallentandone le funzioni egli organi digestivi quindi si atrofizzano. Pertanto non è mangiando cibi cotti che si fortifica una digestione debole, come non si può irrobustire un muscolo debole se ci si rifiuta di usarlo: quando gli organi della digestione sono indeboliti, stanchi, bisogna dar loro riposo, non sovraffaticarli e riabituarli con gradualità all’utilizzo delle crudità.
In conclusione possiamo dire che il crudismo è salute, vita e anche terapia: questa ultima asserzione per molti è difficile da digerire, è contestata, suscita timore, rifiuto, derisione, incredulità, e persino ira. Ma molte sono le persone che vivono in perfetta salute cibandosi solo di frutta e verdura cruda, altrettante quelle che hanno recuperato la propria salute grazie al crudismo.